Consumo di alcol, l’Italia nei posti più bassi della graduatoria, ma al nordest cresce


L’Istat ha pubblicato le statistice su l’uso e l’abuso di alcol in Italia: la diffusione del consumo di alcol è sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni, ma il modello di consumo tradizionale, basato sulla consuetudine di bere vino durante i pasti con frequenza giornaliera, sta progressivamente cambiando. Tuttavia rispetto agli altri paesi europei, il consumo procapite di alcol, secondo quanto pubblicato nel database dell’OCSE del 2007, vede l’Italia nei posti più bassi della graduatoria.Grazie alla disponibilità di quesiti confrontabili, è possibile osservare l’andamento del fenomeno a partire dal 1998 per le persone di 14 anni e più. Tra il 1998 e il 2008, la quota di consumatori di bevande alcoliche è sostanzialmente stabile (intorno al 70%). Tuttavia, non si può trascurare che si stiano consolidando, soprattutto nei giovani e nei giovani adulti, comportamenti più vicini ad un modello di consumo di tipo nord europeo, basato principalmente su occasioni di consumo al di fuori dei pasti.Nel periodo tra il 1998 e il 2008 si riduce la quota di consumatori giornalieri, aumenta quella dei consumatori occasionali soprattutto nelle età adulte, e cresce il consumo di alcolici fuori pasto tra i più giovani Il passaggio a un diverso modello di consumo risulta più evidente tra i giovani di 18-24 anni. Infatti, tra il 1998 e il 2008 i maschi in questa fascia di età che consumano alcol tutti i giorni sono passati dal 22,4% al 16,2%; quelli che consumano in modo occasionale dal 57,4% al 62,9%; i consumatori fuori pasto dal 39,9% al 49,4%. Per le donne nella stessa fascia d’età questo stesso andamento risulta ancora più evidente: le consumatrici giornaliere diminuiscono, nonostante la già bassa quota di partenza (dal 5,8% al 3,3%), quelle occasionali raggiungono quasi la quota dei maschi (dal 51,5% al 58,6%), mentre per il consumo fuori pasto si osserva l’incremento maggiore rispetto al resto della popolazione: dal 20,8% al 33,5% .

Il cambiamento di abitudini riguarda non soltanto la frequenza e le circostanze di consumo, ma anche il tipo di bevande consumate. Accanto alla riduzione dei consumatori di solo vino o birra, aumentano quelli che consumano solo altri alcolici (aperitivi, amari e superalcolici) o che combinano le due tipologie.
Analogamente a quanto osservato per le modalità di consumo i cambiamenti nel tipo di bevanda assunta riguardano soprattutto i giovani di 18-24 anni. Per gli uomini di questa età si riduce la quota di quanti bevono solo birra (dal 13,3% al 7,5%) e vino e birra (dal 8,9% al 5,7%), mentre aumenta per quelli che consumano solo aperitivi, amari e superalcolici (dal 3,2% al 6%). Tra le giovani consumatrici diminuiscono le bevitrici di sola birra (dall’11,7% al 6,6%) e vino e birra (dal 6,4% al 4,5%), mentre aumentano sia quelle che bevono solo aperitivi, amari e superalcolici (dal 7,6% al 10,5%), sia quelle che combinano tutti i diversi tipi di bevande (dal 15,7% al 19,6%).
Inoltre, negli ultimi anni si stanno ormai consolidando modelli di consumo di alcol tipici dei paesi del Nord Europa, in particolare tra i giovani. Infatti, oltre alla crescita tra i giovani del consumo di alcolici fuori pasto, dal 2003, la quota di coloro che sono coinvolti nel binge drinking (il consumo di 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione) è ormai un dato stabile.
Particolarmente a rischio sono i minorenni, in quanto la capacità di metabolizzare adeguatamente l’alcol dipende anche dallo sviluppo fisico1. Anche se i cambiamenti in atto nelle modalità di consumo sono maggiormente evidenti tra i giovani di 18-24 anni, non va sottovalutata la forte crescita del consumo di alcol fuori pasto tra gli adolescenti. In particolare, questo comportamento rappresenta un potenziale fattore di rischio da monitorare. Considerando la fascia di età tra i 14 e i 17 anni: tra il 1998 e il 2008 questa modalità di consumo di bevande alcoliche passa dal 12,6% al 18,7%. Il consumo di alcol fuori pasto cresce maggiormente per le ragazze (dal 9,7% al 14,4%), ma rimane più diffuso tra i maschi per i quali passa dal 15,2% al 22,7% e non emergono inversioni di tendenza Anche gli anziani, rappresentano un segmento di popolazione sensibilmente esposto a comportamenti a rischio. La soglia di età dei 65 anni è quella a partire dalla quale l’assunzione di più di 1 unità alcolica al giorno diviene un comportamento non salutare. Da questo punto di vista, nel quadro della riduzione del totale dei consumatori giornalieri tra il 1998 e il 2008 e soprattutto tra gli uomini , è confortante il trend lievemente discendente della quota di popolazione di 65 anni e più con un consumo giornaliero non moderato di bevande alcoliche (più di 1 unità al giorno) che si osserva negli ultimi anni. Infatti, tra il 2003 e il 2008, tale quota passa dal 49,8% al 45% per gli uomini di 65 anni e più e dal 13% al 10,7% per le donne della stessa età. Nello stesso periodo, si osserva una diminuzione significativa della quota di popolazione maschile della stessa fascia d’età che consuma alcolici fuori dai pasti con frequenza almeno settimanale: dall’8% al 5,2%. Analizzando questi andamenti a livello territoriale, emerge che il decremento della popolazione anziana con consumo giornaliero non moderato è concentrato nell’Italia centrale e meridionale e nei piccoli comuni fino a 2 mila abitanti; quello dei consumatori fuori pasto con frequenza settimanale, invece, è più evidente nell’Italia nord-occidentale e, di nuovo, nei piccoli comuni Nel 2008 i consumatori di bevande alcoliche sono poco più di 36 milioni1 di individui, il 68% delle persone di 11 anni e più. Inoltre, il 27,4% della popolazione di 11 anni e più (14 milioni 545 mila persone) beve alcolici tutti i giorni2.

Molto elevate sono le differenze di genere, considerando che l’80,5% degli uomini consuma alcol, in particolare vino (66,9%), birra (59,7%) e altri alcolici come aperitivi, amari e superalcolici (52,9%), mentre le donne consumatrici sono il 56,3%; anche per loro il vino è la bevanda alcolica più diffusa (40,7%). I consumatori giornalieri di alcol scelgono prevalentemente il vino: il 37,3% degli uomini e il 14,2% delle donne. Per la birra le percentuali scendono rispettivamente al 7,6% e all’1,3%. Residuale è il consumo quotidiano degli altri tipi di alcolici (1,3% dei maschi e 0,2% delle femmine) Analizzando le diverse fasce d’età, il consumo di alcol riguarda soprattutto gli adulti: in particolare nella popolazione tra i 25 e i 64 anni circa 3 persone su 4 dichiarano di aver consumato alcol. Tra i maschi la quota è pari all’85% e oltre, mentre per le donne i livelli sono molto inferiori (64,7% al massimo). Rilevante la quota dei ragazzi di 11-15 anni che ha assunto alcolici negli ultimi 12 mesi: 19,7% dei maschi e 15,3% delle femmine. Già a partire dai 18-19 anni (74,7% dei maschi e 58% delle femmine) i valori di consumo sono prossimi alla media della popolazione. Il consumo giornaliero è fortemente crescente all’aumentare dell’età. Tra i minorenni è del 2,6% per i maschi e sotto l’1% tra le femmine; cresce progressivamente raggiungendo il massimo per gli uomini tra i 65-74 anni (60,1%) e per le donne tra 60-64 (25,3%). Solo dopo i 75 anni tale quota scende al 58% tra la gli uomini e al 20,9 per le donne l crescere del titolo di studio aumenta la quota di consumatori nell’anno di bevande alcoliche. Ciò avviene soprattutto per le donne: se tra le meno istruite (con al massimo la licenza elementare) il 46,7% consuma alcol, per le laureate la quota raggiunge il 72,7%. In particolare, tali differenze sono più evidenti tra le donne di 25-44 anni (dal 45,4% al 73,6%). Inoltre, le distanze nel consumo di alcol tra uomini e donne diminuiscono all’aumentare del titolo di studio. Andamento molto diverso, invece, quello del consumo quotidiano che risulta crescente al diminuire del titolo di studio soprattutto per i maschi: dal 37% dei laureati al 59% dei meno istruiti.

Il consumo di alcol è più diffuso nelle regioni del Nord-est (73,2%), in particolare tra i maschi (82,8% contro il 64,1% delle donne). Inoltre, la quota di consumatori è ancora più elevata tra gli uomini di alcune regioni del Nord-ovest, come Valle d’Aosta (86,5%) e Piemonte (84,2%), e del Centro, come le Marche (84,4%). Per le donne, le quote maggiori si registrano nelle stesse regioni, seppure con livelli inferiori a quelli degli uomini Molise (49,7) le Marche (47,4%), la Puglia (47,6%) e la Basilicata (47,0%). Le consumatrici giornaliere, invece sono di più in Liguria (21,6%), Toscana (21,4%), Veneto e Friuli-Venezia Giulia (19%). Tuttavia, la quota di consumatori giornalieri sia maschi che femmine è maggiore nei piccoli comuni fino a 2 mila abitanti (rispettivamente 48,8% e 18,6%).

Il consumo fuori pasto
L’abitudine di consumare le bevande alcoliche al di fuori dei pasti riguarda quasi 13 milioni e 500 mila persone di 11 anni e più. Se si osserva la composizione percentuale dei consumatori a seconda dell’abitudine al consumo solo durante o anche al di fuori dei pasti, vi sono evidenti differenze di genere. Quasi un uomo su due consuma anche fuori dal pasto (46,2%), mentre per le donne la proporzione scende a circa 1 su 4 (26,8%).
Interessante risulta l’andamento per età di questa composizione, che assume la forma di una piramide, con la base dei minori più sottile. Le differenze di genere sono quasi annullate nelle fasce d’età dei giovani di 18-24 anni. Questo andamento è diametralmente opposto a quello del consumo giornaliero visto in precedenza La quota di coloro che consumano alcolici fuori dal pasto cresce con il titolo di studio, sia per gli uomini che per le donne, ma per queste ultime la distanza tra il comportamento delle meno istruite (10,9%) e le laureate (36,7%) è più che triplo. Inoltre, nella fascia 25-44 il comportamento dei laureati dei due sessi risulta quasi analogo .
A livello territoriale, la quota di consumatori di bevande alcoliche è pari al 57% per gli uomini residenti nel Nord-est, con picchi superiori al 70% in Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Per le donne, la maggiore diffusione si ha sempre nel Nord-est (46,6%), con un picco del 50,2% in Trentino-Alto Adige
Abuso e comportamenti a rischio nel consumo di bevande alcoliche
Per valutare in generale il grado di rischio connesso all’assunzione di bevande alcoliche, oltre a prendere in considerazione il consumo giornaliero non moderato1 di vino, birra o altri alcolici, si deve tener conto anche degli episodi di ubriacatura concentrati in singole occasioni (binge drinking), che comportano comunque un assunzione di quantità eccessive di alcol.
Il rischio risulta fortemente differenziato per genere, fascia d’età, territorio e status sociale. Nel 2008 11 anni e più con almeno un comportamento a rischio (consumo giornaliero non moderato o binge drinking) sono 8 milioni e 449 mila, di cui 6 milioni e 531 mila maschi (25,5%), mentre le femmine sono 1 milione 910 mila persone (7%). Il consumo giornaliero non moderato riguarda il 15,4% degli uomini, anche se tra questi ben il 51,1% consuma solo durante il pasto secondo i canoni del modello tradizionale di consumo; mentre solo il 3,8% delle donne eccede le raccomandazioni relative ad un consumo moderato di alcuno e di queste ben 3 su 4 solo durante il pasto. Il binge drinking riguarda il 12,1% dei maschi e il 2,8% delle donne.
Considerando che le linee guida per una sana alimentazione sconsigliano l’assunzione di alcolici fuori pasto, se nell’indicatore di rischio si comprende anche l’assunzione di alcolici fuori pasto una o più volte la settimana (sebbene sarebbe più opportuno considerare le quantità di alcol consumate), il numero di persone con almeno un comportamento a rischio salirebbe a 9 milioni e 868 mila, pari al 18,6% della popolazione di 11 anni e più. Di questi 906 mila in età 18-24 anni, 658 mila minori e 3 milioni e 103 mila anziani. Le differenze maggiori tra i due indicatori si concentrerebbero maggiormente tra i giovani e gli adulti.
Le fasce di popolazione in cui i comportamenti a rischio sono più diffusi sono: gli anziani di 65 anni e più (il 46% degli uomini contro l’11,2% delle donne), per un totale di 3 milioni 37 mila ; i giovani di 18-24 anni (il 23,7% dei maschi e 6,8% delle femmine), per un totale di 643 mila; i minori di 11-17 anni (il 18,2% dei maschi e il 12,2% delle femmine), pari a 635 mila persone.
Il modello di consumo degli anziani è di tipo essenzialmente tradizionale, caratterizzato cioè dal bere vino durante i pasti. Per questo motivo, in queste fasce di popolazione il tipo di comportamento a rischio prevalente è pressoché coincidente con un consumo giornaliero non moderato1 (45% degli uomini e 10,6% delle donne), soprattutto durante il pasto (64,6% degli uomini e 84,1% delle donne).
Va comunque osservato che la soglia di età dei 65 anni è quella a partire dalla quale anche l’assunzione di più di una sola unità alcolica al giorno diviene un comportamento non salutare.

I comportamenti a rischio in età giovanile si presentano con caratteristiche molto differenti rispetto alla popolazione adulta e anziana. I comportamenti adottati dai giovani sono, inoltre, degni di nota per una duplice motivazione: da un lato, contribuiscono notevolmente ad introdurre modelli di consumo a rischio al di fuori del modello tradizionale, con effetti di lungo periodo attualmente non prevedibili; dall’altro, la precoce acquisizione di comportamenti non corretti aumenta la probabilità di mantenerli anche nelle età successive. Come abbiamo visto i giovani di 18-24 anni rappresentano il segmento di popolazione, dopo gli anziani, in cui la diffusione di comportamenti a rischio è più alta. In particolare il modello di consumo dei giovani vede un elevato peso del binge drinking (22,1% dei maschi e 6,5% delle femmine), che rappresenta la quasi totalità del rischio complessivo.
L’OMS raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni. Per questo motivo, per i minori di 11-15 anni viene considerato come comportamento a rischio il consumo di una sola bevanda alcolica durante l’anno. In quest’ottica, le quote di popolazione a rischio sono molto rilevanti e con differenze di genere meno evidenti che nel resto della popolazione: 19,7% dei maschi e 15,3% delle femmine.
Anche tra i ragazzi di 16-17 anni il quadro della diffusione di comportamenti di consumo a rischio è piuttosto critico: 14,9% dei ragazzi e 6,8% delle ragazze ne dichiara almeno uno. Inoltre, già a questa età il binge drinking raggiunge livelli prossimi a quelli medi della popolazione: rispettivamente 10,6% per i maschi e 3,9% per le ragazze.
L’abitudine al consumo non moderato di bevande alcoliche da parte dei genitori, inoltre, sembra influenzare il comportamento dei figli. Infatti, è potenzialmente a rischio il 22,7% dei ragazzi di 11-17 anni che vivono in famiglie dove almeno un genitore adotta comportamenti a rischio nel consumo di bevande alcoliche. Tale quota, invece, scende al 15% tra i giovani che vivono con genitori che non bevono o che comunque bevono in maniera moderata .

Dal punto di vista territoriale i comportamenti a rischio risultano maggiormente diffusi nella popolazione residente nel Nord del Paese. In particolare la quota di popolazione a rischio residente nel Nord-est (il 29,7% dei maschi e il 8,4% delle femmine) e nel Nord-ovest (il 27,6% dei maschi e l’8,4% delle femmine) risulta sopra la media. Invece, nelle Isole la percentuale si riduce notevolmente (il 18,3% dei maschi e il 3,6% delle femmine). Se nelle ripartizioni centrale e meridionale il dato è inferiore a quello medio nazionale, in alcune regioni si hanno quote di popolazione a rischio sopra la media: Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata e Sardegna per gli uomini, Toscana, Umbria e Molise per le donne. Inoltre, i comportamenti a rischio sono più diffusi nei piccoli comuni fino a 2 mila abitanti, dove a dichiararne almeno uno sono il 34,9% dei maschi e il 8% delle donne.
Esaminando i diversi tipi di comportamenti a rischio emerge un quadro poco incoraggiante. È, infatti, proprio nella popolazione maschile del Nord-est e nei comuni fino a 2 mila abitanti che le modalità di abuso risultano più dannose. Da un lato, per il consumo giornaliero non moderato le quota di quanti eccedono solo durante i pasti è sotto la media: 42,8% nel Nord-est e 42,3% nei piccoli comuni, a fronte del 51,1% della media nazionale. Per il binge drinking invece si riscontrano quote sopra la media: 15,5% nel Nord-est e 16,5% nei piccoli comuni a fronte di una media del 12,1% .
L’analisi dei comportamenti a rischio per titolo di studio fa emergere un quadro di differenze sociali in stretta relazione al genere di appartenenza. A fronte di quote di popolazione a rischio sempre maggiori per gli uomini, in particolare nelle età adulte e anziane, un più elevato livello di istruzione comporta riduzioni significative nell’esposizione al rischio. Per le donne, invece, la relazione con l’istruzione è opposta, cioè aumenta all’elevarsi del titolo di studio. Per le giovani adulte di 25-44 anni cresce con il titolo di studio in particolare il binge drinking. Per le donne di 45 anni e più crescono con il titolo di studio tutti i comportamenti a rischio e diminuisce la quota di consumo giornaliero non moderato solo al pasto.

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