La pubblica amministrazione italiana rappresenta il 14% del pil
May 10, 2009 economia italia
La pubblica amministrazione italiana rappresenta circa il 14% del prodotto interno lordo del nostro paese. Lo rivela Unioncamere che, insieme all’Istituto Tagliacarne, ha effettuato una stima del numero dei dipendenti e del valore aggiunto della P.A. per ciascuna delle 103 province del Paese in base ai dati al 31 dicembre 2006.
Il valore aggiunto fornito dalle amministrazioni pubbliche – si legge nel Rapporto Unioncamere 2009 – è merito soprattutto delle scuole e della sanità, che insieme contribuiscono per il 50% al totale della ricchezza prodotta dalla P.A.: le scuole statali realizzano un valore aggiunto di 56.842,3 milioni di euro (27,8% del totale del contributo della P.A. alla formazione del Pil); gli enti del Sistema sanitario nazionale 45.328 milioni di euro (22,2%). Il restante 49,9% viene invece dal complesso degli altri enti. A livello geografico è invece il Nord a contribuire maggiormente (40,3%), mentre il Mezzogiorno contribuisce per il 36,2% e il Centro per il 23,4%. E’ovviamente il Lazio (13,4%) la regione che contribuisce con i ministeri e la burocrazia romana in misura maggiore al valore aggiunto della P.A.. Seguono Lombardia (12,2%), Campania (9,7%), Sicilia (8,8%) e Veneto (6,9%): nel complesso sono le cinque regioni che assorbono da sole più della metà dei dipendenti pubblici. Nel complesso, gli occupati a tempo indeterminato nel pubblico impiego ammontano a 3.382.344 unità (56,6% nel settore statale, il 43,5% in quello non statale): nel Nord (1.376.296) si contano 5,1 dipendenti pubblici ogni 100 abitanti; nel Centro (756.222) sono 6,6 ogni 100; e nel Mezzogiorno (1.249.826) 6 ogni 100. Se si esclude il Lazio, l’incidenza dei dipendenti pubblici sulla popolazione residente tocca valori massimi in Valle d’Aosta (9,4%) e Trentino-Alto Adige (7,4%), mentre scende su valori minimi in Veneto (4,9%) e Lombardia (4,4%). Se si considera invece l’incidenza dei dipendenti pubblici sugli occupati, essa si riduce sensibilmente passando dal Nord (11,7%) al Centro (16,2%) e al Mezzogiorno (19,2%): al vertice della graduatoria regionale troviamo Valle d’Aosta e Calabria (entrambe con il 21,2%), mentre il rapporto dipendenti pubblici/occupati scende sotto il 12% solo nelle tre regioni più ricche del Paese, Emilia Romagna (11,8%), Veneto (11%) e Lombardia (9,8%). Sia al Nord, che al Centro che nel Mezzogiorno, il maggior numero di addetti della P.A. lavora nel comparto della scuola (in media il 33,7% del totale), superando di gran lunga la sanità (19,3%), gli enti regionali e locali (17,5%), i corpi di polizia (9,8%), i ministeri e gli organi costituzionali (7,1%), le forze armate (4,0%). In particolare, per quanto riguarda la scuola, se si escludono la Lombardia e il Lazio, le regioni che fanno registrare il maggior numero di addetti sono nel Mezzogiorno (Campania, Sicilia e Puglia), che assorbe la maggiore quota del personale scolastico (43%). Situazione opposta nella sanità, dove sono in genere le regioni centro-settentrionali ad assorbire una maggiore percentuale di occupati
