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	<title>News Economia &#187; disoccupazione italia</title>
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	<description>Il vostro blog di informazioni e novità aggiornate in tempo reale sull'economia, borsa italia, finanza online e risparmio</description>
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		<title>Disoccupazione in Italia piu&#8217; alta tenendo conto della cassa integrazione</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 15:24:02 +0000</pubDate>
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Includendo le persone in cassa integrazione e i lavoratori &#8220;scoraggiati&#8221; la disoccupazione in Italia sarebbe al 10,2% invece che al 7,4%. Sono le stime di Bankitalia presentate nel nuovo bollettino economico. Nel secondo trimestre 2009 «il tasso di disoccupazione nelle regioni del Nord e del Centro sarebbe stato più elevato di 1,4 punti, collocandosi al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Includendo le persone in cassa integrazione e i lavoratori &#8220;scoraggiati&#8221; la disoccupazione in Italia sarebbe al 10,2% invece che al 7,4%. Sono le stime di Bankitalia presentate nel nuovo bollettino economico. Nel secondo trimestre 2009 «<em>il tasso di disoccupazione nelle regioni del Nord e del Centro sarebbe stato più elevato di 1,4 punti, collocandosi al 6,9%; nel sud d&#8217;Italua sarebbe stato più elevato di 0,7 punti (al 12,7%). Nelle regioni del Mezzogiorno, dove storicamente il fenomeno dello scoraggiamento ha un peso significativo, comprendendo tra i disoccupati non solo i lavoratori in cig ma anche gli scoraggiati, nel secondo trimestre 2009 il tasso di disoccupazione sarebbe stato pari al 17,8%, 5,8 punti in più dell&#8217;indicatore calcolato secondo i criteri dell&#8217;Ilo</em>». Inoltre, riporta ancora Bankitalia, nelle grandi imprese tra ottobre 2008 e ottobre 2009 l&#8217;occupazione alle dipendenze è diminuita dell&#8217;1,9% «<em>ma è scesa del 3,7% se dal numero dei dipendenti si escludono i lavoratori collocati in cig</em>». Banca d&#8217;Italia stima per l&#8217;Italia una crescita del Pil dello 0,7% nel 2010 che accellererà all&#8217;1% nel 2011.</p>
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		<title>In Italia record di disoccupazione giovanile più alto d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 08:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crescono nel sud Italia gli scoraggiati da lavoro ed è record di disoccupazione giovanile in Europa. Secondo il rapporto Svimez, l&#8217;associazione per lo sviluppo dell&#8217; industria del mezzogiorno, dal 2004 al 2008 &#8220;i disoccupati e gli scoraggiati da lavoro sono aumentati di 424 mila unità&#8221;. Se si considerano questi numeri il tasso di disoccupazione nel [...]]]></description>
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</script></p><p style="text-align: justify;">Crescono nel sud Italia gli scoraggiati da lavoro ed è record di disoccupazione giovanile in Europa. Secondo il rapporto Svimez, l&#8217;associazione per lo sviluppo dell&#8217; industria del mezzogiorno, dal 2004 al 2008 &#8220;i disoccupati e gli scoraggiati da lavoro sono aumentati di 424 mila unità&#8221;. Se si considerano questi numeri il tasso di disoccupazione nel mezzogiorno salirebbe al 22%, dice ancora il rapporto. Nel 2008 i disoccupati sono aumentati più al centro-nord (+15,3%) che al sud (+9,8%). Il tasso di occupazione nel Meridione è sceso al 46,1%.: gli occupati sono cresciuti al centro-nord di 217 mila unità, mentre sono scesi di 34 mila nel Mezzogiorno.<strong> Nella classe di età che va dai 15 ai 24 anni la disoccupazione è arrivata al 14,5% al centro nord e al 33,6% al sud</strong>, dove sono cresciuti anche i disoccupati di lunga durata (sono il 6,4% del totale, erano il 5,9% nel 2007). <strong>All&#8217;Italia spetta il primato del tasso di disoccupazione giovanile più alto in Europa</strong>, di cui è responsabile soprattutto il Mezzogiorno. Nel 2008 &#8211; sempre secondo il Rapporto &#8211; solo il 17% dei giovani meridionali tra i 15 e i 24 anni lavora contro il 30% del centro-nord.</p>
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		<title>Dati Istat sul lavoro, al sud sempre peggio, male anche il Veneto, bene Cagliari</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 09:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[disoccupazione italia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Istat rende disponibili le stime, aggiornate al 2006 e al 2007, sul numero di occupati residenti e sulle persone in cerca di occupazione per Sistema locale del lavoro, ovvero i le aree lavorative sparse per l&#8217;Italia che sono state raggruppate in 686 centri.
A fronte di un incremento, a livello nazionale, delle forze di lavoro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’Istat rende disponibili le stime, aggiornate al 2006 e al 2007, sul numero di occupati residenti e sulle persone in cerca di occupazione per Sistema locale del lavoro, ovvero i le aree lavorative sparse per l&#8217;Italia che sono state raggruppate in 686 centri.<br />
A fronte di un incremento, a livello nazionale, delle forze di lavoro di circa 363 mila unità registrato tra il 2004 e il 2007 (pari a +1,5 per cento), i risultati nei 686 sistemi locali del lavoro non sono distribuiti in maniera omogenea sia per collocazione geografica che per dimensione media.<span id="more-1331"></span><br />
Risultati negativi hanno caratterizzato 326 sistemi locali del lavoro, che rappresentano il 47,5 per cento dei sistemi e il 33 per cento della popolazione residente (poco meno di 20 milioni di abitanti). Si tratta in prevalenza di sistemi localizzati nel Mezzogiorno (244) che si distinguono, anche nel Centro-nord, per una dimensione media di popolazione molto contenuta (circa 60 mila abitanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Le forze di lavoro risultano invece in aumento in 360 sistemi locali del lavoro: in 280 di questi la crescita è risultata al di sopra della media nazionale mentre è inferiore nei rimanenti 80.<br />
La distribuzione territoriale dei sistemi locali con forze di lavoro in aumento nel periodo considerato premia maggiormente le regioni del Centro-nord (circa il 77 per cento dei sistemi), mentre nel Mezzogiorno sono poco meno di un quarto i sistemi locali con crescita superiore alla media nazionale.<br />
Ampie zone del Mezzogiorno sono state investite da una riduzione complessiva della forza lavoro. <strong>I sistemi locali di Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna risultano i più colpiti</strong>.<br />
Sempre <strong>nel Mezzogiorno vanno rilevate le dinamiche positive di zone circoscritte della Sardegna (costa nord-orientale e l’area di Cagliari</strong>), della gran parte della penisola salentina in Puglia e di alcuni sistemi della Sicilia.<br />
I sistemi locali del Centro-nord presentano invece situazioni decisamente più omogenee. Infatti, la presenza di aree contraddistinte da una diminuzione delle forze di lavoro è limitata ad alcune zone del Piemonte (prevalentemente in provincia di Alessandria), della Toscana (Garfagnana) e dell’alto Lazio (provincia di Viterbo).<br />
<strong>Nel Nord-est si riscontrano preoccupanti segnali di diminuzione delle forze di lavoro in molte aree distrettuali, in particolare del Veneto</strong>. È il caso infatti di Lumezzane (lavorazione dei metalli), Castel Goffredo (tessile), Arzignano (pelli e cuoio), Bassano del Grappa (legno e mobili), Schio (macchine), Auronzo di Cadore (occhialeria) e Pieve di Cadore (occhialeria).<br />
La dinamica 2004-2007 non è in grado di mutare radicalmente i differenziali che tuttora permangono fra le grandi aree del paese. Il tasso di attività riferito al 2007 conferma che <strong>i sistemi locali dell’Italia settentrionale, ed in particolare quelli del Nord-est e di gran parte della Lombardia, si posizionano nel quarto più alto della distribuzione. </strong>Scendendo verso sud i sistemi locali passano via via nei quarti di ordine inferiore con qualche eccezione di rilievo (i sistemi locali de La Maddalena e Olbia in Sardegna e il sistema locale di Roma, che si collocano nel quarto superiore).<br />
Nel Mezzogiorno oltre la metà dei sistemi locali (52,3 per cento) si posiziona al di sotto del primo quartile della distribuzione, mentre il 40,6 per cento occupa il quarto successivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli occupati</strong><br />
Come per le forze di lavoro, si è registrata una variazione positiva anche per gli occupati. Su base nazionale l’incremento è stato, tra il 2004 e il 2007, di circa 817 mila unità, pari al 3,6 per cento; ne deriva che il tasso di occupazione generico1 risulta in leggero progresso (+0,5 punti percentuali).<br />
Sempre a livello nazionale, circa un terzo dei sistemi locali presenta una riduzione del numero assoluto di occupati (221 su 686, pari al 32,2 per cento); il peso di queste aree, se espresso in termini di popolazione residente, si riduce però di molto e, con circa 12 milioni di abitanti, rappresenta meno del 20 per cento della popolazione totale (Tabelle 4 e 5).<br />
I sistemi locali con segno positivo si dividono all’incirca equamente tra quelli con crescita inferiore alla media nazionale (216 sistemi, pari al 31,5 per cento) e quelli al di sopra della media (249 sistemi, pari al 36,3 per cento); quest’ultimo insieme di sistemi locali è quello più rilevante: oltre 32 milioni di abitanti, pari a più del 54 per cento della popolazione nazionale.<br />
Analogamente a quanto visto per la dinamica delle forze di lavoro sono proprio i sistemi locali di dimensioni più ridotte a connotarsi per una maggiore fragilità e debolezza del mercato del lavoro.<br />
I sistemi locali caratterizzati da una riduzione del numero degli occupati sono localizzati prevalentemente nel Mezzogiorno (155 in tutto); essi rappresentano quasi il 48 per cento dei sistemi locali della ripartizione, nei quali risiede circa il 40 per cento della popolazione. Campania, Calabria e Sardegna sono le regioni in cui è più consistente la presenza di Sll con occupazione in calo, mentre Abruzzo, Puglia e Sicilia si presentano in netta controtendenza rispetto al resto del Mezzogiorno.<br />
Sistemi locali contraddistinti da una diminuzione del numero di occupati sono presenti in numero significativo anche nelle regioni del Centro-nord del Paese (66 su 361, pari al 18,3 per cento), anche se in termini di popolazione residente il loro peso risulta considerevolmente più contenuto (9,0 per cento). Di questa tipologia di sistemi locali, 14 sono in Piemonte, 13 in Lombardia, 8 sia in Veneto che in Emilia-Romagna.<br />
L’analisi dei quartili della distribuzione del tasso di occupazione nel 2007 illustra, in sintesi, i seguenti elementi:<br />
al quarto più elevato della distribuzione appartengono in prevalenza sistemi locali del Nord-est (88 su 119, pari al 73,9 per cento), mentre minore è la presenza di Sll del Nord-ovest e del Centro; questi ultimi risultano concentrati soprattutto in Toscana e nel nord delle Marche. Unico sistema locale del Mezzogiorno che appartiene a questa classe è il sistema locale di Olbia in Sardegna.<br />
Il terzo quarto della distribuzione è occupato in prevalenza dai sistemi locali del Piemonte e della Liguria nel Nord-ovest e della Toscana e delle Marche nel Centro. Appartiene a questo gruppo il sistema locale di Roma (oltre ad altri quattro sistemi locali del Lazio) e complessivamente 11 sistemi del Mezzogiorno (7 in Abruzzo e 4 in Sardegna).<br />
Nell’ultimo quarto della distribuzione si ritrovano soltanto sistemi locali del Mezzogiorno (172 su un totale di 325, pari a quasi il 53 per cento); circa il 43 per cento dei sistemi del sud del Paese si posizionano invece nel secondo quarto della distribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le persone in cerca di occupazione</strong><br />
Su base nazionale e sempre nel periodo 2004-07 la diminuzione delle persone in cerca di occupazione ammonta ad oltre 450 mila unità; il tasso di disoccupazione si è quindi contratto di 0,9 punti decimali, passando dall’8,0 per cento del 2004 al 6,1 per cento del 2007.<br />
In questo caso sono i sistemi locali del Mezzogiorno a far registrare i risultati migliori: 289 sistemi su 325 presentano una diminuzione del numero assoluto di disoccupati, anche se questa dinamica si è associata, come si è visto, a una riduzione della forza lavoro. I sistemi locali investiti da fenomeni di riduzione delle persone in cerca di occupazione assumono un’importanza ancor più rilevante se si considera che questi rappresentano poco più dell’88 per cento della popolazione della ripartizione .<br />
Tali performance riguardano, con diminuzioni superiori alla media nazionale, soprattutto i sistemi locali della fascia adriatica di Abruzzo e Puglia, quelli della Sicilia e della Basilicata, mentre in molte aree di Campania e Calabria la disoccupazione è risultata in aumento . Per ciò che riguarda la Sardegna, solo la metà meridionale dell’isola si caratterizza per una diminuzione accentuata del numero di disoccupati mentre il calo risulta più contenuto nelle restanti parti, ad eccezione di alcuni sistemi tra cui quello di Nuoro.<br />
Fra i sistemi locali del Centro-Nord, di contro, sono 120 quelli che vedono crescere il numero di disoccupati; essi rappresentano il 17,5 per cento del totale, percentuale che scende al 14,2 per cento se espressa in termini di popolazione residente.<br />
Il tasso di disoccupazione riferito al 2007 riproduce tuttavia lo storico dualismo Nord-Sud, con gran parte dei sistemi locali del Mezzogiorno che si posizionano nel quarto più alto della distribuzione ; in questo contesto particolarmente grave risulta la situazione di Calabria e Sicilia, dove la quasi totalità dei sistemi locali si posiziona in questo quarto. Altre aree con elevato tasso di disoccupazione si ritrovano nella penisola salentina, nell’area napoletana e nella Sardegna centrale.<br />
Il Centro-nord presenta invece situazioni negative, cioè sistemi che si collocano al di sopra del terzo e del quarto quartile della distribuzione, nella quasi totalità dei sistemi locali dell’alto e basso Lazio (ad esclusione del sistema locale di Roma) e in 7 sistemi della Liguria e della Toscana tra cui quelli di La Spezia, Massa e Carrara. Il resto dei sistemi locali si colloca nel secondo quarto (161) e nel primo (172).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dinamiche congiunte dell’occupazione e della disoccupazione</strong><br />
Analizzando in maniera congiunta le dinamiche dell’occupazione e della disoccupazione si può rilevare che:<br />
386 Sll, pari al 56,3 per cento del totale dei sistemi, ma a quasi il 70 per cento della popolazione residente, fanno registrare dinamiche “virtuose” del mercato del lavoro, ovvero l’aumento del numero di occupati è accompagnato da una riduzione delle persone in cerca di occupazione. Questa classe di sistemi risulta sufficientemente diffusa a livello geografico, ma vanno rilevate alcune concentrazioni significative in particolar modo nel Mezzogiorno (quasi tutta la Sicilia, il nord e il sud della Sardegna, parte del Molise e della Puglia).<br />
All’opposto sono appena 41 i Sll che mostrano contestualmente diminuzioni dell’occupazione e incrementi delle persone in cerca di occupazione. Queste aree rappresentano il 6,0 per cento dei sistemi locali del lavoro e il 4,0 per cento della popolazione residente. La distribuzione geografica di queste aree consente di individuare alcune concentrazioni territoriali soprattutto in Calabria, Sardegna e Lazio e, nel nord, in alcuni sistemi di Piemonte, Lombardia e Veneto.<br />
I sistemi locali del lavoro investiti da dinamiche opposte rispetto agli occupati e ai disoccupati sono complessivamente 259 e risultano così suddivisi:<br />
79 sistemi locali del lavoro (pari all’11,5 per cento del totale e al 10,2 per cento della popolazione) associano una crescita degli occupati e delle persone in cerca di occupazione. Si rileva una presenza significativa di questa classe di sistemi in Toscana, Abruzzo, Valle d’Aosta e nell’arco alpino.<br />
179 sistemi locali del lavoro (pari al 26,1 per cento del totale e al 15,8 per cento della popolazione) presentano una contestuale diminuzione degli occupati e delle persone in cerca di occupazione. Queste dinamiche caratterizzano la quasi totalità dei sistemi della Calabria, dell’area centrale della Sardegna e di parte della Campania. Nel Centro-nord emerge invece una concentrazione nelle province di Vercelli, Alessandria e Lucca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>l mercato del lavoro secondo la specializzazione produttiva dei sistemi locali</strong><br />
Una ulteriore chiave di lettura delle dinamiche e dei livelli dei principali indicatori relativi al mercato del lavoro utilizza la classificazione dei sistemi locali secondo la specializzazione produttiva prevalente, definita in base ai risultati dell’8° Censimento dell’industria e dei servizi1.<br />
In termini generali, dall’analisi dei tassi di attività, di occupazione e di disoccupazione, si conferma come la dimensione dei sistemi locali sia una caratteristica premiante per le maggiori opportunità offerte sul mercato del lavoro. Sono infatti i sistemi urbani, caratterizzati da maggiori concentrazioni di popolazione e di attività economiche, che mediamente presentano, nel 2007, valori superiori alla media nazionale per tutti e tre gli indicatori considerati. Sul lato opposto, contraddistinti da dimensioni generalmente più contenute e da collocazioni geografiche più marginali (in particolare aree montane), si ritrovano i sistemi senza specializzazione per i quali la distanza dalla media nazionale, in particolare per il tasso di occupazione e di disoccupazione, risulta decisamente elevata.<br />
Con l’eccezione dei sistemi delle calzature, tutti i sistemi del made in Italy, che rappresentano il cuore della piccola e media impresa manifatturiera italiana, presentano valori significativamente superiori a quelli medi nazionali. In particolare, vanno segnalati per il tasso di occupazione i sistemi dell’industria tessile (+5,0 punti percentuali al di sopra della media nazionale), i sistemi dell’occhialeria (+6,3 punti percentuali) e i sistemi della fabbricazione di macchine (+6,2 punti percentuali).<br />
Tutte le tipologie di sistemi locali fanno registrare una diminuzione del tasso di disoccupazione nei quattro anni considerati. I decrementi più consistenti si registrano nei sistemi a vocazione agricola (-4,9 punti percentuali), nelle aree urbane prevalentemente portuali (-4,1 punti percentuali) e nei sistemi senza specializzazione (-3,1 punti percentuali). Queste tre tipologie di sistemi sono però anche quelle che presentano i livelli più elevati del tasso di occupazione, sopra il 10 per cento.</p>
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		<title>Istat, a febbraio occupazione -0,9%</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 08:36:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel mese di febbraio 2009 l&#8217;indice generale dell&#8217;occupazione nelle grandi imprese è risultato pari a 97,8 al netto dei lavoratori in cassa integrazioni guadagni e al 99,8 al lordo della cassa integrazione. Lo rende noto l&#8217;Istat. In termini congiunturali l&#8217;indice, depurato dagli effetti della stagionalità, ha fatto registrare una variazione di -0,2% al lordo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mese di febbraio 2009 l&#8217;indice generale dell&#8217;occupazione nelle grandi imprese è risultato pari a 97,8 al netto dei lavoratori in cassa integrazioni guadagni e al 99,8 al lordo della cassa integrazione. Lo rende noto l&#8217;Istat. In termini congiunturali l&#8217;indice, depurato dagli effetti della stagionalità, ha fatto registrare una variazione di -0,2% al lordo della cassa integrazione e di -0,6% al netto dei dipendenti in cassa integrazione. <span id="more-1284"></span>Complessivamente, su base tendenziale, la variazione dell&#8217;occupazione rispetto allo stesso periodo del 2008 è stata di -1% al lordo della cassa integrazione e -3,2% al netto della cassa integrazione.el confronto tra la media degli ultimi tre mesi e quella dei tre mesi precedenti si è registrato un calo dello 0,2% al lordo della cassa integrazione e dell&#8217;1,3% al netto della cassa integrazione. Complessivamente nei primi due mesi del 2009 la variazione media dell&#8217;occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2008, è stata di -0,9% al lordo della c.i.g. e di -2,9% al netto della cig Le ore di cassa integrazione sono aumentate a febbraio del 320% su base tendenziale. Per le grandi imprese dell&#8217;industria l&#8217;aumento è del 359%.   L&#8217;indice dell&#8217;occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese dell&#8217;industria ha registrato a febbraio 2009 al netto della stagionalità un -0,4% congiunturale e -2% tendenziale al lordo della cig e di -1,3% congiunturale e -8% tendenziale al netto della cig Per quanto riguarda l&#8217;occupazione nelle grandi imprese dei servizi la variazione congiunturale destagionalizzata è stata pari a -0,3% sia al lordo che al netto della cig Su base tendenziale, le variazioni sono state di -0,5% al lordo della cig e -0,7% al netto della cig.   L&#8217;indice generale delle ore effettivamente lavorate per dipendente, al netto della stagionalità, ha registrato in termini congiunturali una variazione sul mese precedente di -0,7% e in termini tendenziali di -4,4%</p>
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