<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>News Economia &#187; lavoro in italia</title>
	<atom:link href="http://www.newseconomia.com/tag/lavoro-in-italia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.newseconomia.com</link>
	<description>Il vostro blog di informazioni e novità aggiornate in tempo reale sull&#039;economia, borsa italia, finanza online e risparmio</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 14:32:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3</generator>
		<item>
		<title>In Italia il 95% delle imprese ha meno di 10 lavoratori</title>
		<link>http://www.newseconomia.com/in-italia-il-95-delle-imprese-ha-meno-di-10-lavoratori/</link>
		<comments>http://www.newseconomia.com/in-italia-il-95-delle-imprese-ha-meno-di-10-lavoratori/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 09:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia italia]]></category>
		<category><![CDATA[imprese in italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro in italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.newseconomia.com/?p=5309</guid>
		<description><![CDATA[<style type="text/css">
#leftcontainerBox {
	float:left;
	position: fixed;
	top: 60%;
	left: 70px;
}
#leftcontainerBox .buttons {
	float:left;
	clear:both;
	margin:4px 4px 4px 4px;
	padding-bottom:2px;
}
#bottomcontainerBox {
	width: 50%;
	padding-top: 1px;
}
#bottomcontainerBox .buttons {
	float: left;
	margin: 4px 4px 4px 4px;
}
</style>
L&#8217;Italia si conferma un paese di piccole aziende, visto che il 95% delle stesse ha meno di 10 lavoratori. Sono i dati dell&#8217; Istat che ha presentato oggi il suo rapporto sulla &#8220;Struttura e dimensione delle imprese&#8221; relativo al 2008. Poco più di quattro milioni di imprese, 4,3 per l&#8217;esattezza, hanno meno di 10 dipendenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css">
#leftcontainerBox {
	float:left;
	position: fixed;
	top: 60%;
	left: 70px;
}
#leftcontainerBox .buttons {
	float:left;
	clear:both;
	margin:4px 4px 4px 4px;
	padding-bottom:2px;
}
#bottomcontainerBox {
	width: 50%;
	padding-top: 1px;
}
#bottomcontainerBox .buttons {
	float: left;
	margin: 4px 4px 4px 4px;
}
</style>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia si conferma un paese di piccole aziende, visto che <strong>il 95% delle stesse ha meno di 10 lavoratori</strong>. Sono i dati dell&#8217; Istat che ha presentato oggi il suo rapporto sulla &#8220;Struttura e dimensione delle imprese&#8221; relativo al 2008. Poco più di quattro milioni di imprese, 4,3 per l&#8217;esattezza, hanno meno di 10 dipendenti e occupano il 46 per cento dei lavoratori in tutta Italia.<br />
Il dato sorprendente è che <strong>quasi il 30 per cento delle aziende italiane, ovvero 1,3 milioni di imprese, hanno la sede amministrativa nel Nord-ovest occupando il 34 per cento degli addetti complessivi</strong> ed operano prevalentemente nel settore degli Altri servizi (42 per cento delle imprese della ripartizione).Il settore degli Altri Servizi caratterizza anche il Centro (42 per cento) e il Nord-est (38 per cento), mentre il Commercio prevale nelle regioni meridionali (44 per cento sia nel Sud sia nelle Isole). In termini di occupazione nel Nord-ovest continua a prevalere il settore degli Altri Servizi (31 per cento degli addetti della ripartizione), nel Mezzogiorno il Commercio (rispettivamente 38 per cento nel Sud e 40 per cento nelle Isole), mentre nel Nord-est prevale l&#8217;Industria in senso stretto (32 per cento) e nel Centro il Commercio (36 per cento). <strong>Nel 2008 il numero delle imprese cresce soprattutto nel Sud e nelle Isole</strong> (rispettivamente +1,4 e +1,9 per cento rispetto al 2007), risulta pari a quello medio nazionale (+0,8 per cento) nel Centro, mentre è leggermente inferiore nel Nord-est e Nord-ovest (rispettivamente +0,2 e +0,3 per cento).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.newseconomia.com/in-italia-il-95-delle-imprese-ha-meno-di-10-lavoratori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dati Istat sul lavoro, al sud sempre peggio, male anche il Veneto, bene Cagliari</title>
		<link>http://www.newseconomia.com/dati-istat-sul-lavoro-al-sud-sempre-peggio-male-anche-il-veneto-bene-cagliari/</link>
		<comments>http://www.newseconomia.com/dati-istat-sul-lavoro-al-sud-sempre-peggio-male-anche-il-veneto-bene-cagliari/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 09:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia italia]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro in italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.newseconomia.com/?p=1331</guid>
		<description><![CDATA[<style type="text/css">
#leftcontainerBox {
	float:left;
	position: fixed;
	top: 60%;
	left: 70px;
}
#leftcontainerBox .buttons {
	float:left;
	clear:both;
	margin:4px 4px 4px 4px;
	padding-bottom:2px;
}
#bottomcontainerBox {
	width: 50%;
	padding-top: 1px;
}
#bottomcontainerBox .buttons {
	float: left;
	margin: 4px 4px 4px 4px;
}
</style>
L’Istat rende disponibili le stime, aggiornate al 2006 e al 2007, sul numero di occupati residenti e sulle persone in cerca di occupazione per Sistema locale del lavoro, ovvero i le aree lavorative sparse per l&#8217;Italia che sono state raggruppate in 686 centri. A fronte di un incremento, a livello nazionale, delle forze di lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css">
#leftcontainerBox {
	float:left;
	position: fixed;
	top: 60%;
	left: 70px;
}
#leftcontainerBox .buttons {
	float:left;
	clear:both;
	margin:4px 4px 4px 4px;
	padding-bottom:2px;
}
#bottomcontainerBox {
	width: 50%;
	padding-top: 1px;
}
#bottomcontainerBox .buttons {
	float: left;
	margin: 4px 4px 4px 4px;
}
</style>
<p><script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-6147916674391443";
/* ECOsottoPost */
google_ad_slot = "9740050851";
google_ad_width = 336;
google_ad_height = 280;
//-->
</script>
<script type="text/javascript"
src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js">
</script></p><p style="text-align: justify;">L’Istat rende disponibili le stime, aggiornate al 2006 e al 2007, sul numero di occupati residenti e sulle persone in cerca di occupazione per Sistema locale del lavoro, ovvero i le aree lavorative sparse per l&#8217;Italia che sono state raggruppate in 686 centri.<br />
A fronte di un incremento, a livello nazionale, delle forze di lavoro di circa 363 mila unità registrato tra il 2004 e il 2007 (pari a +1,5 per cento), i risultati nei 686 sistemi locali del lavoro non sono distribuiti in maniera omogenea sia per collocazione geografica che per dimensione media.<span id="more-1331"></span><br />
Risultati negativi hanno caratterizzato 326 sistemi locali del lavoro, che rappresentano il 47,5 per cento dei sistemi e il 33 per cento della popolazione residente (poco meno di 20 milioni di abitanti). Si tratta in prevalenza di sistemi localizzati nel Mezzogiorno (244) che si distinguono, anche nel Centro-nord, per una dimensione media di popolazione molto contenuta (circa 60 mila abitanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Le forze di lavoro risultano invece in aumento in 360 sistemi locali del lavoro: in 280 di questi la crescita è risultata al di sopra della media nazionale mentre è inferiore nei rimanenti 80.<br />
La distribuzione territoriale dei sistemi locali con forze di lavoro in aumento nel periodo considerato premia maggiormente le regioni del Centro-nord (circa il 77 per cento dei sistemi), mentre nel Mezzogiorno sono poco meno di un quarto i sistemi locali con crescita superiore alla media nazionale.<br />
Ampie zone del Mezzogiorno sono state investite da una riduzione complessiva della forza lavoro. <strong>I sistemi locali di Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna risultano i più colpiti</strong>.<br />
Sempre <strong>nel Mezzogiorno vanno rilevate le dinamiche positive di zone circoscritte della Sardegna (costa nord-orientale e l’area di Cagliari</strong>), della gran parte della penisola salentina in Puglia e di alcuni sistemi della Sicilia.<br />
I sistemi locali del Centro-nord presentano invece situazioni decisamente più omogenee. Infatti, la presenza di aree contraddistinte da una diminuzione delle forze di lavoro è limitata ad alcune zone del Piemonte (prevalentemente in provincia di Alessandria), della Toscana (Garfagnana) e dell’alto Lazio (provincia di Viterbo).<br />
<strong>Nel Nord-est si riscontrano preoccupanti segnali di diminuzione delle forze di lavoro in molte aree distrettuali, in particolare del Veneto</strong>. È il caso infatti di Lumezzane (lavorazione dei metalli), Castel Goffredo (tessile), Arzignano (pelli e cuoio), Bassano del Grappa (legno e mobili), Schio (macchine), Auronzo di Cadore (occhialeria) e Pieve di Cadore (occhialeria).<br />
La dinamica 2004-2007 non è in grado di mutare radicalmente i differenziali che tuttora permangono fra le grandi aree del paese. Il tasso di attività riferito al 2007 conferma che <strong>i sistemi locali dell’Italia settentrionale, ed in particolare quelli del Nord-est e di gran parte della Lombardia, si posizionano nel quarto più alto della distribuzione. </strong>Scendendo verso sud i sistemi locali passano via via nei quarti di ordine inferiore con qualche eccezione di rilievo (i sistemi locali de La Maddalena e Olbia in Sardegna e il sistema locale di Roma, che si collocano nel quarto superiore).<br />
Nel Mezzogiorno oltre la metà dei sistemi locali (52,3 per cento) si posiziona al di sotto del primo quartile della distribuzione, mentre il 40,6 per cento occupa il quarto successivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli occupati</strong><br />
Come per le forze di lavoro, si è registrata una variazione positiva anche per gli occupati. Su base nazionale l’incremento è stato, tra il 2004 e il 2007, di circa 817 mila unità, pari al 3,6 per cento; ne deriva che il tasso di occupazione generico1 risulta in leggero progresso (+0,5 punti percentuali).<br />
Sempre a livello nazionale, circa un terzo dei sistemi locali presenta una riduzione del numero assoluto di occupati (221 su 686, pari al 32,2 per cento); il peso di queste aree, se espresso in termini di popolazione residente, si riduce però di molto e, con circa 12 milioni di abitanti, rappresenta meno del 20 per cento della popolazione totale (Tabelle 4 e 5).<br />
I sistemi locali con segno positivo si dividono all’incirca equamente tra quelli con crescita inferiore alla media nazionale (216 sistemi, pari al 31,5 per cento) e quelli al di sopra della media (249 sistemi, pari al 36,3 per cento); quest’ultimo insieme di sistemi locali è quello più rilevante: oltre 32 milioni di abitanti, pari a più del 54 per cento della popolazione nazionale.<br />
Analogamente a quanto visto per la dinamica delle forze di lavoro sono proprio i sistemi locali di dimensioni più ridotte a connotarsi per una maggiore fragilità e debolezza del mercato del lavoro.<br />
I sistemi locali caratterizzati da una riduzione del numero degli occupati sono localizzati prevalentemente nel Mezzogiorno (155 in tutto); essi rappresentano quasi il 48 per cento dei sistemi locali della ripartizione, nei quali risiede circa il 40 per cento della popolazione. Campania, Calabria e Sardegna sono le regioni in cui è più consistente la presenza di Sll con occupazione in calo, mentre Abruzzo, Puglia e Sicilia si presentano in netta controtendenza rispetto al resto del Mezzogiorno.<br />
Sistemi locali contraddistinti da una diminuzione del numero di occupati sono presenti in numero significativo anche nelle regioni del Centro-nord del Paese (66 su 361, pari al 18,3 per cento), anche se in termini di popolazione residente il loro peso risulta considerevolmente più contenuto (9,0 per cento). Di questa tipologia di sistemi locali, 14 sono in Piemonte, 13 in Lombardia, 8 sia in Veneto che in Emilia-Romagna.<br />
L’analisi dei quartili della distribuzione del tasso di occupazione nel 2007 illustra, in sintesi, i seguenti elementi:<br />
al quarto più elevato della distribuzione appartengono in prevalenza sistemi locali del Nord-est (88 su 119, pari al 73,9 per cento), mentre minore è la presenza di Sll del Nord-ovest e del Centro; questi ultimi risultano concentrati soprattutto in Toscana e nel nord delle Marche. Unico sistema locale del Mezzogiorno che appartiene a questa classe è il sistema locale di Olbia in Sardegna.<br />
Il terzo quarto della distribuzione è occupato in prevalenza dai sistemi locali del Piemonte e della Liguria nel Nord-ovest e della Toscana e delle Marche nel Centro. Appartiene a questo gruppo il sistema locale di Roma (oltre ad altri quattro sistemi locali del Lazio) e complessivamente 11 sistemi del Mezzogiorno (7 in Abruzzo e 4 in Sardegna).<br />
Nell’ultimo quarto della distribuzione si ritrovano soltanto sistemi locali del Mezzogiorno (172 su un totale di 325, pari a quasi il 53 per cento); circa il 43 per cento dei sistemi del sud del Paese si posizionano invece nel secondo quarto della distribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le persone in cerca di occupazione</strong><br />
Su base nazionale e sempre nel periodo 2004-07 la diminuzione delle persone in cerca di occupazione ammonta ad oltre 450 mila unità; il tasso di disoccupazione si è quindi contratto di 0,9 punti decimali, passando dall’8,0 per cento del 2004 al 6,1 per cento del 2007.<br />
In questo caso sono i sistemi locali del Mezzogiorno a far registrare i risultati migliori: 289 sistemi su 325 presentano una diminuzione del numero assoluto di disoccupati, anche se questa dinamica si è associata, come si è visto, a una riduzione della forza lavoro. I sistemi locali investiti da fenomeni di riduzione delle persone in cerca di occupazione assumono un’importanza ancor più rilevante se si considera che questi rappresentano poco più dell’88 per cento della popolazione della ripartizione .<br />
Tali performance riguardano, con diminuzioni superiori alla media nazionale, soprattutto i sistemi locali della fascia adriatica di Abruzzo e Puglia, quelli della Sicilia e della Basilicata, mentre in molte aree di Campania e Calabria la disoccupazione è risultata in aumento . Per ciò che riguarda la Sardegna, solo la metà meridionale dell’isola si caratterizza per una diminuzione accentuata del numero di disoccupati mentre il calo risulta più contenuto nelle restanti parti, ad eccezione di alcuni sistemi tra cui quello di Nuoro.<br />
Fra i sistemi locali del Centro-Nord, di contro, sono 120 quelli che vedono crescere il numero di disoccupati; essi rappresentano il 17,5 per cento del totale, percentuale che scende al 14,2 per cento se espressa in termini di popolazione residente.<br />
Il tasso di disoccupazione riferito al 2007 riproduce tuttavia lo storico dualismo Nord-Sud, con gran parte dei sistemi locali del Mezzogiorno che si posizionano nel quarto più alto della distribuzione ; in questo contesto particolarmente grave risulta la situazione di Calabria e Sicilia, dove la quasi totalità dei sistemi locali si posiziona in questo quarto. Altre aree con elevato tasso di disoccupazione si ritrovano nella penisola salentina, nell’area napoletana e nella Sardegna centrale.<br />
Il Centro-nord presenta invece situazioni negative, cioè sistemi che si collocano al di sopra del terzo e del quarto quartile della distribuzione, nella quasi totalità dei sistemi locali dell’alto e basso Lazio (ad esclusione del sistema locale di Roma) e in 7 sistemi della Liguria e della Toscana tra cui quelli di La Spezia, Massa e Carrara. Il resto dei sistemi locali si colloca nel secondo quarto (161) e nel primo (172).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dinamiche congiunte dell’occupazione e della disoccupazione</strong><br />
Analizzando in maniera congiunta le dinamiche dell’occupazione e della disoccupazione si può rilevare che:<br />
386 Sll, pari al 56,3 per cento del totale dei sistemi, ma a quasi il 70 per cento della popolazione residente, fanno registrare dinamiche “virtuose” del mercato del lavoro, ovvero l’aumento del numero di occupati è accompagnato da una riduzione delle persone in cerca di occupazione. Questa classe di sistemi risulta sufficientemente diffusa a livello geografico, ma vanno rilevate alcune concentrazioni significative in particolar modo nel Mezzogiorno (quasi tutta la Sicilia, il nord e il sud della Sardegna, parte del Molise e della Puglia).<br />
All’opposto sono appena 41 i Sll che mostrano contestualmente diminuzioni dell’occupazione e incrementi delle persone in cerca di occupazione. Queste aree rappresentano il 6,0 per cento dei sistemi locali del lavoro e il 4,0 per cento della popolazione residente. La distribuzione geografica di queste aree consente di individuare alcune concentrazioni territoriali soprattutto in Calabria, Sardegna e Lazio e, nel nord, in alcuni sistemi di Piemonte, Lombardia e Veneto.<br />
I sistemi locali del lavoro investiti da dinamiche opposte rispetto agli occupati e ai disoccupati sono complessivamente 259 e risultano così suddivisi:<br />
79 sistemi locali del lavoro (pari all’11,5 per cento del totale e al 10,2 per cento della popolazione) associano una crescita degli occupati e delle persone in cerca di occupazione. Si rileva una presenza significativa di questa classe di sistemi in Toscana, Abruzzo, Valle d’Aosta e nell’arco alpino.<br />
179 sistemi locali del lavoro (pari al 26,1 per cento del totale e al 15,8 per cento della popolazione) presentano una contestuale diminuzione degli occupati e delle persone in cerca di occupazione. Queste dinamiche caratterizzano la quasi totalità dei sistemi della Calabria, dell’area centrale della Sardegna e di parte della Campania. Nel Centro-nord emerge invece una concentrazione nelle province di Vercelli, Alessandria e Lucca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>l mercato del lavoro secondo la specializzazione produttiva dei sistemi locali</strong><br />
Una ulteriore chiave di lettura delle dinamiche e dei livelli dei principali indicatori relativi al mercato del lavoro utilizza la classificazione dei sistemi locali secondo la specializzazione produttiva prevalente, definita in base ai risultati dell’8° Censimento dell’industria e dei servizi1.<br />
In termini generali, dall’analisi dei tassi di attività, di occupazione e di disoccupazione, si conferma come la dimensione dei sistemi locali sia una caratteristica premiante per le maggiori opportunità offerte sul mercato del lavoro. Sono infatti i sistemi urbani, caratterizzati da maggiori concentrazioni di popolazione e di attività economiche, che mediamente presentano, nel 2007, valori superiori alla media nazionale per tutti e tre gli indicatori considerati. Sul lato opposto, contraddistinti da dimensioni generalmente più contenute e da collocazioni geografiche più marginali (in particolare aree montane), si ritrovano i sistemi senza specializzazione per i quali la distanza dalla media nazionale, in particolare per il tasso di occupazione e di disoccupazione, risulta decisamente elevata.<br />
Con l’eccezione dei sistemi delle calzature, tutti i sistemi del made in Italy, che rappresentano il cuore della piccola e media impresa manifatturiera italiana, presentano valori significativamente superiori a quelli medi nazionali. In particolare, vanno segnalati per il tasso di occupazione i sistemi dell’industria tessile (+5,0 punti percentuali al di sopra della media nazionale), i sistemi dell’occhialeria (+6,3 punti percentuali) e i sistemi della fabbricazione di macchine (+6,2 punti percentuali).<br />
Tutte le tipologie di sistemi locali fanno registrare una diminuzione del tasso di disoccupazione nei quattro anni considerati. I decrementi più consistenti si registrano nei sistemi a vocazione agricola (-4,9 punti percentuali), nelle aree urbane prevalentemente portuali (-4,1 punti percentuali) e nei sistemi senza specializzazione (-3,1 punti percentuali). Queste tre tipologie di sistemi sono però anche quelle che presentano i livelli più elevati del tasso di occupazione, sopra il 10 per cento.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.newseconomia.com/dati-istat-sul-lavoro-al-sud-sempre-peggio-male-anche-il-veneto-bene-cagliari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cresce la disoccupazione, migliore regione per il lavoro:Emila-Romagna, Bologna in testa</title>
		<link>http://www.newseconomia.com/crescere-la-disoccupazione-migliore-regione-per-il-lavoroemila-romagna-bologna-in-testa/</link>
		<comments>http://www.newseconomia.com/crescere-la-disoccupazione-migliore-regione-per-il-lavoroemila-romagna-bologna-in-testa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 10:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia italia]]></category>
		<category><![CDATA[città migliore per il lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione in italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro in italia]]></category>
		<category><![CDATA[regione migliore per il lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.newseconomia.com/?p=1206</guid>
		<description><![CDATA[<style type="text/css">
#leftcontainerBox {
	float:left;
	position: fixed;
	top: 60%;
	left: 70px;
}
#leftcontainerBox .buttons {
	float:left;
	clear:both;
	margin:4px 4px 4px 4px;
	padding-bottom:2px;
}
#bottomcontainerBox {
	width: 50%;
	padding-top: 1px;
}
#bottomcontainerBox .buttons {
	float: left;
	margin: 4px 4px 4px 4px;
}
</style>
Torna a crescere la disoccupazione in Italia, a fine 2008 al 6,7% su base nazionale. Lo dice l&#8217;Istat che ha presentato i dati relativi a disoccupazione, occupazione e attività in Italia nel 2008. Nel 2008, nella classe di età 15-64 anni il tasso di occupazione – ovvero il rapporto tra gli occupati e la popolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<style type="text/css">
#leftcontainerBox {
	float:left;
	position: fixed;
	top: 60%;
	left: 70px;
}
#leftcontainerBox .buttons {
	float:left;
	clear:both;
	margin:4px 4px 4px 4px;
	padding-bottom:2px;
}
#bottomcontainerBox {
	width: 50%;
	padding-top: 1px;
}
#bottomcontainerBox .buttons {
	float: left;
	margin: 4px 4px 4px 4px;
}
</style>
<p style="text-align: justify;">Torna a crescere la disoccupazione in Italia, a fine 2008 <strong>al 6,7% su base nazionale</strong>. Lo dice l&#8217;Istat che ha presentato i dati relativi a disoccupazione, occupazione e attività in Italia nel 2008. Nel 2008, nella classe di età 15-64 anni il tasso di occupazione – ovvero il rapporto tra gli occupati e la popolazione di 15-64 anni – si attesta a livello nazionale al 58,7%, appena 0,1 decimi di punto percentuale in più rispetto al 2007. A livello regionale, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta presentano  i tassi di occupazione più alti<span id="more-1206"></span> (rispettivamente 70,2%, 68,6% e 67,9%) Campania (42,5%), Sicilia e Calabria (44,1% in entrambi i casi) quelli più bassi. In confronto al 2007, la graduatoria delle regioni nel 2008 registra qualche modifica per le regioni del Centro-nord, in particolare per l’Umbria che sale dalla decima alla sesta posizione e per il Piemonte che scende dalla settima alla nona; rimane invariata per quelle meridionali.Resta comunque stabile nel biennio 2007-2008 il gruppo delle cinque regioni con i tassi di occupazione rispettivamente più alti e più bassi.<br />
Nel 2008 i tassi di occupazione femminile più elevati si registrano in Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige; nella prima e nella terza di queste regioni si segnalano i tassi più alti anche per gli uomini.<br />
<strong>In tutte le regioni meridionali i tassi di occupazione delle donne sono contenuti e in ogni caso inferiori alla media nazionale</strong>. La quota di donne tra i 15 e i 64 anni occupate in Campania (27,3%), Sicilia (29,1%), Puglia (30,2%) e Calabria (30,8%) è inferiore per oltre la metà a quella dell’Emilia-Romagna. In Emilia Romagna e Trentino-Alto Adige sono occupati poco meno di otto uomini ogni dieci tra i 15 e i 65 anni; in Calabria, Campania e Sicilia circa sei ogni dieci. Con l’eccezione del Molise, i tassi di occupazione maschile delle restanti regioni del Mezzogiorno presentano nel 2008 valori inferiori a quelli di un  anno prima.A livello provinciale (Tavole 2 e 3), i tassi di occupazione più elevati si registrano a Bologna (72,4%), Reggio Emilia (71,8%), Modena e Parma (71,1%). Con l’esclusione di Reggio Emilia e Modena, le restanti due province occupavano le prime posizioni anche nel 2007. La posizione in graduatoria di Reggio Emilia nella media del 2008 trova un contributo determinante nella componente maschile. Peraltro, Bologna e Parma registrano i tassi di occupazione più elevati per la componente femminile.<br />
I tassi di occupazione più bassi continuano a registrarsi esclusivamente nelle province del Mezzogiorno. A Crotone è occupato appena il 37,3% della popolazione di 15-64 anni (51,6% degli uomini e 23,2% delle donne); a Caserta, dove solo il 23,0% delle donne risulta occupato, il tasso di occupazione complessivo è pari al 38,7%.<br />
Nel dettaglio provinciale, i tassi di disoccupazione più elevati continuano a rilevarsi nel Mezzogiorno: Palermo, Sassari, Agrigento, Enna superano il 15%.  Inoltre, i tassi di disoccupazione più elevati emergono ad Agrigento e Palermo per la componente maschile; ad Enna e Sassari per quella femminile. Le province del Nord segnalano tassi di disoccupazione più bassi . Tuttavia, nel 2008 solo sei province presentano un tasso di disoccupazione inferiore al 3% a fronte delle quindici del 2007. Soltanto a Piacenza l’indicatore rimane al di sotto del 2%, sia nella componente maschile sia in quella femminile.<br />
Con l’eccezione di Bologna, tutte le grandi province registrano un incremento del tasso di disoccupazione . Tra il 2007 e il 2008 gli incrementi più sostenuti si osservano a Palermo (dal 15,5% al 17,1%) e Napoli (dal 12,4% al 14,0%), che rimangono le due grandi province con il tasso di disoccupazione più elevato, nonché a Roma (dal 5,8% al 7%) e Genova (dal 4,4% al 5,4%).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tasso di inattività</strong><br />
Nel 2008 il tasso di inattività delle persone tra i 15 e i 64 anni  &#8211; ossia il rapporto tra le non forze di lavoro di quella fascia di età e la corrispondente popolazione &#8211; si è attestato al 37,0%, cinque decimi di punto in meno rispetto al 2007. Con l’eccezione della Valle d’Aosta (dal 29,6% al 29,8%), l’indicatore scende in tutte le regioni del Centro-nord. In particolare, nel Lazio passa dal 36,2% al 34,9% e in Toscana dal 32,3% al 31,1%. Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività sale in Campania, Calabria e Sicilia, dove sono inattive circa cinque persone in età lavorativa ogni dieci, mentre diminuisce nelle restanti regioni . Peraltro, le regioni meridionali restano quelle con i tassi di inattività più elevati. D’altro canto, i tassi di inattività più contenuti permangono anche nel 2008 in Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta.<br />
In Calabria, Campania e Sicilia l’incremento del tasso di inattività riguarda esclusivamente la componente maschile. In tutte queste regioni il tasso di inattività cresce per gli uomini tra i 25 e i 34 anni; in Calabria e in Campania anche nelle classi di età più adulte. Nelle stesse tre regioni circa un terzo degli uomini in età lavorativa è classificato tra le non forze di lavoro. In Emilia-Romagna l’indicatore continua a posizionarsi al di sotto del 20%.<br />
Nelle regioni meridionali i tassi di inattività femminili sono particolarmente elevati e sempre superiori alla media nazionale, con il picco del 67,2% in Campania. Nel 2008, peraltro, la graduatoria delle otto regioni che presentano il tasso di inattività femminile superiore al dato medio rimane invariata rispetto ad un anno prima. Emilia-Romagna, Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige si confermano le regioni con i più bassi tassi di inattività femminile.<br />
A livello provinciale (Tavole 8 e 9), i tassi di inattività più elevati si confermano a Crotone, Caserta e Napoli. Si tratta delle stesse province con i più bassi valori del tasso di occupazione. Con l’esclusione di Agrigento, tutte le province con i più alti tassi di inattività erano presenti anche nella graduatoria del 2007. A Crotone e a Caserta circa quattro uomini su dieci in età lavorativa sono inattivi. Entrambe le province registrano una crescita del tasso di inattività (rispettivamente dal 39,9% al 42,0% e dal 38,9% al 40,9%). Anche la componente femminile segnala a Caserta un tasso di inattività molto elevato e pari al 72,3%. Enna, che occupa la decima posizione, registra comunque un tasso di inattività femminile particolarmente sostenuto e pari al 65,5%.<br />
Le province con i tassi di inattività più bassi sono ancora una volta quelle con i valori più alti del tasso di occupazione. A Bologna, Modena e Reggio Emilia è inattiva circa un quarto della popolazione tra i 15 e i 64 anni. Bologna registra un tasso di inattività femminile pari al 31,8%. Caserta registra pertanto un valore dell’indicatore pari a oltre il doppio di quello di Bologna.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le grandi province del Centro-nord presentano nel 2008 tassi di occupazione superiori al dato medio nazionale. Come nell’anno precedente Bologna, con il 72,4%, mantiene la prima posizione seguita da Firenze e Milano. Nel 2008 le quattro grandi province del Mezzogiorno registrano tassi di occupazione decisamente inferiori al dato medio nazionale . Il valore più elevato dell’indicatore si osserva a Bari (49,7%); quello più basso a Napoli (39,8%).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tasso di disoccupazione</strong><br />
A livello nazionale il tasso di disoccupazione, dopo nove anni di discesa ininterrotta, torna a crescere posizionandosi al 6,7% sette decimi di punto in più in confronto al 2007. Le regioni con il tasso di disoccupazione più alto sono Sicilia (13,8%), Campania (12,6%), Sardegna (12,2%) e Calabria (12,1%); il tasso più basso si rileva in Trentino-Alto Adige (2,8%) e in Emilia-Romagna (3,2%). In confronto al 2007, il Piemonte e la Sardegna  peggiorano i propri risultati nella graduatoria regionale del tasso di disoccupazione salendo rispettivamente dalla tredicesima all’undicesima posizione e dalla quinta alla terza. I divari territoriali permangono molto ampi: in Sicilia l’indicatore è quasi cinque volte più elevato del Trentino-Alto Adige.<br />
Nella disaggregazione per genere, la Sicilia manifesta il tasso di disoccupazione più elevato sia per la componente maschile sia per quella femminile. Per altro verso, il Trentino-Alto Adige segnala il tasso di disoccupazione più basso per entrambe le componenti di genere.<br />
Rispetto al 2007, la crescita della disoccupazione riguarda tutte le regioni tranne Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta dove l’indicatore rimane pressoché stabile. Il tasso di disoccupazione in Sardegna e in Campania registra un aumento tendenziale particolarmente sostenuto. Riguardo alle componenti di genere, le regioni caratterizzate dagli incrementi più consistenti sono per gli uomini la Sardegna, la Basilicata e la Sicilia; per le donne, la Campania, la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia. In quest’ultima regione il tasso di disoccupazione femminile (6,4%) è comunque di 2,1 decimi di punto più basso della media nazionale.<br />
Tutte le grandi province del Mezzogiorno presentano nel 2008 tassi di inattività superiori al dato medio nazionale. Le tre grandi province con i più alti tassi di inattività sono anche nel 2008 Napoli, Catania e Palermo; quelle con i più bassi si confermano Bologna, Firenze e Milano. In confronto al 2007 solo Napoli registra un incremento del rapporto tra le non forze di lavoro (15-64 anni) e la corrispettiva popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Glossario </strong><br />
<em>Forze di lavoro: comprendono le persone occupate e quelle in cerca di occupazione.<br />
Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che alla domanda sulla condizione professionale rispondono:<br />
di possedere un’occupazione, anche se nella settimana di riferimento non hanno svolto attività lavorativa (occupati dichiarati);<br />
di essere in una condizione diversa da occupato, ma di aver effettuato ore di lavoro nella settimana di riferimento (altre persone con attività lavorativa).<br />
Persone in cerca di occupazione: comprendono le persone di 15 anni e più che dichiarano:<br />
una condizione professionale diversa da occupato;<br />
di non aver effettuato ore di lavoro nella settimana di riferimento dell&#8217;indagine;<br />
di essere alla ricerca di un lavoro;<br />
di aver effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro nei 30 giorni che precedono la rilevazione;<br />
di essere immediatamente disponibili ad accettare un lavoro, qualora venga loro offerto.<br />
Tasso di occupazione: rapporto tra gli occupati e la popolazione di 15 anni e più.<br />
Tasso di disoccupazione: rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro.<br />
Tasso di inattività: rapporto tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento. La somma del tasso di inattività e del tasso di attività è pari al 100 per cento.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.newseconomia.com/crescere-la-disoccupazione-migliore-regione-per-il-lavoroemila-romagna-bologna-in-testa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

