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	<title>News Economia &#187; regione migliore per il lavoro</title>
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		<title>Cresce la disoccupazione, migliore regione per il lavoro:Emila-Romagna, Bologna in testa</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 10:14:48 +0000</pubDate>
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Torna a crescere la disoccupazione in Italia, a fine 2008 al 6,7% su base nazionale. Lo dice l&#8217;Istat che ha presentato i dati relativi a disoccupazione, occupazione e attività in Italia nel 2008. Nel 2008, nella classe di età 15-64 anni il tasso di occupazione – ovvero il rapporto tra gli occupati e la popolazione [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;">Torna a crescere la disoccupazione in Italia, a fine 2008 <strong>al 6,7% su base nazionale</strong>. Lo dice l&#8217;Istat che ha presentato i dati relativi a disoccupazione, occupazione e attività in Italia nel 2008. Nel 2008, nella classe di età 15-64 anni il tasso di occupazione – ovvero il rapporto tra gli occupati e la popolazione di 15-64 anni – si attesta a livello nazionale al 58,7%, appena 0,1 decimi di punto percentuale in più rispetto al 2007. A livello regionale, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta presentano  i tassi di occupazione più alti<span id="more-1206"></span> (rispettivamente 70,2%, 68,6% e 67,9%) Campania (42,5%), Sicilia e Calabria (44,1% in entrambi i casi) quelli più bassi. In confronto al 2007, la graduatoria delle regioni nel 2008 registra qualche modifica per le regioni del Centro-nord, in particolare per l’Umbria che sale dalla decima alla sesta posizione e per il Piemonte che scende dalla settima alla nona; rimane invariata per quelle meridionali.Resta comunque stabile nel biennio 2007-2008 il gruppo delle cinque regioni con i tassi di occupazione rispettivamente più alti e più bassi.<br />
Nel 2008 i tassi di occupazione femminile più elevati si registrano in Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige; nella prima e nella terza di queste regioni si segnalano i tassi più alti anche per gli uomini.<br />
<strong>In tutte le regioni meridionali i tassi di occupazione delle donne sono contenuti e in ogni caso inferiori alla media nazionale</strong>. La quota di donne tra i 15 e i 64 anni occupate in Campania (27,3%), Sicilia (29,1%), Puglia (30,2%) e Calabria (30,8%) è inferiore per oltre la metà a quella dell’Emilia-Romagna. In Emilia Romagna e Trentino-Alto Adige sono occupati poco meno di otto uomini ogni dieci tra i 15 e i 65 anni; in Calabria, Campania e Sicilia circa sei ogni dieci. Con l’eccezione del Molise, i tassi di occupazione maschile delle restanti regioni del Mezzogiorno presentano nel 2008 valori inferiori a quelli di un  anno prima.A livello provinciale (Tavole 2 e 3), i tassi di occupazione più elevati si registrano a Bologna (72,4%), Reggio Emilia (71,8%), Modena e Parma (71,1%). Con l’esclusione di Reggio Emilia e Modena, le restanti due province occupavano le prime posizioni anche nel 2007. La posizione in graduatoria di Reggio Emilia nella media del 2008 trova un contributo determinante nella componente maschile. Peraltro, Bologna e Parma registrano i tassi di occupazione più elevati per la componente femminile.<br />
I tassi di occupazione più bassi continuano a registrarsi esclusivamente nelle province del Mezzogiorno. A Crotone è occupato appena il 37,3% della popolazione di 15-64 anni (51,6% degli uomini e 23,2% delle donne); a Caserta, dove solo il 23,0% delle donne risulta occupato, il tasso di occupazione complessivo è pari al 38,7%.<br />
Nel dettaglio provinciale, i tassi di disoccupazione più elevati continuano a rilevarsi nel Mezzogiorno: Palermo, Sassari, Agrigento, Enna superano il 15%.  Inoltre, i tassi di disoccupazione più elevati emergono ad Agrigento e Palermo per la componente maschile; ad Enna e Sassari per quella femminile. Le province del Nord segnalano tassi di disoccupazione più bassi . Tuttavia, nel 2008 solo sei province presentano un tasso di disoccupazione inferiore al 3% a fronte delle quindici del 2007. Soltanto a Piacenza l’indicatore rimane al di sotto del 2%, sia nella componente maschile sia in quella femminile.<br />
Con l’eccezione di Bologna, tutte le grandi province registrano un incremento del tasso di disoccupazione . Tra il 2007 e il 2008 gli incrementi più sostenuti si osservano a Palermo (dal 15,5% al 17,1%) e Napoli (dal 12,4% al 14,0%), che rimangono le due grandi province con il tasso di disoccupazione più elevato, nonché a Roma (dal 5,8% al 7%) e Genova (dal 4,4% al 5,4%).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tasso di inattività</strong><br />
Nel 2008 il tasso di inattività delle persone tra i 15 e i 64 anni  &#8211; ossia il rapporto tra le non forze di lavoro di quella fascia di età e la corrispondente popolazione &#8211; si è attestato al 37,0%, cinque decimi di punto in meno rispetto al 2007. Con l’eccezione della Valle d’Aosta (dal 29,6% al 29,8%), l’indicatore scende in tutte le regioni del Centro-nord. In particolare, nel Lazio passa dal 36,2% al 34,9% e in Toscana dal 32,3% al 31,1%. Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività sale in Campania, Calabria e Sicilia, dove sono inattive circa cinque persone in età lavorativa ogni dieci, mentre diminuisce nelle restanti regioni . Peraltro, le regioni meridionali restano quelle con i tassi di inattività più elevati. D’altro canto, i tassi di inattività più contenuti permangono anche nel 2008 in Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta.<br />
In Calabria, Campania e Sicilia l’incremento del tasso di inattività riguarda esclusivamente la componente maschile. In tutte queste regioni il tasso di inattività cresce per gli uomini tra i 25 e i 34 anni; in Calabria e in Campania anche nelle classi di età più adulte. Nelle stesse tre regioni circa un terzo degli uomini in età lavorativa è classificato tra le non forze di lavoro. In Emilia-Romagna l’indicatore continua a posizionarsi al di sotto del 20%.<br />
Nelle regioni meridionali i tassi di inattività femminili sono particolarmente elevati e sempre superiori alla media nazionale, con il picco del 67,2% in Campania. Nel 2008, peraltro, la graduatoria delle otto regioni che presentano il tasso di inattività femminile superiore al dato medio rimane invariata rispetto ad un anno prima. Emilia-Romagna, Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige si confermano le regioni con i più bassi tassi di inattività femminile.<br />
A livello provinciale (Tavole 8 e 9), i tassi di inattività più elevati si confermano a Crotone, Caserta e Napoli. Si tratta delle stesse province con i più bassi valori del tasso di occupazione. Con l’esclusione di Agrigento, tutte le province con i più alti tassi di inattività erano presenti anche nella graduatoria del 2007. A Crotone e a Caserta circa quattro uomini su dieci in età lavorativa sono inattivi. Entrambe le province registrano una crescita del tasso di inattività (rispettivamente dal 39,9% al 42,0% e dal 38,9% al 40,9%). Anche la componente femminile segnala a Caserta un tasso di inattività molto elevato e pari al 72,3%. Enna, che occupa la decima posizione, registra comunque un tasso di inattività femminile particolarmente sostenuto e pari al 65,5%.<br />
Le province con i tassi di inattività più bassi sono ancora una volta quelle con i valori più alti del tasso di occupazione. A Bologna, Modena e Reggio Emilia è inattiva circa un quarto della popolazione tra i 15 e i 64 anni. Bologna registra un tasso di inattività femminile pari al 31,8%. Caserta registra pertanto un valore dell’indicatore pari a oltre il doppio di quello di Bologna.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le grandi province del Centro-nord presentano nel 2008 tassi di occupazione superiori al dato medio nazionale. Come nell’anno precedente Bologna, con il 72,4%, mantiene la prima posizione seguita da Firenze e Milano. Nel 2008 le quattro grandi province del Mezzogiorno registrano tassi di occupazione decisamente inferiori al dato medio nazionale . Il valore più elevato dell’indicatore si osserva a Bari (49,7%); quello più basso a Napoli (39,8%).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tasso di disoccupazione</strong><br />
A livello nazionale il tasso di disoccupazione, dopo nove anni di discesa ininterrotta, torna a crescere posizionandosi al 6,7% sette decimi di punto in più in confronto al 2007. Le regioni con il tasso di disoccupazione più alto sono Sicilia (13,8%), Campania (12,6%), Sardegna (12,2%) e Calabria (12,1%); il tasso più basso si rileva in Trentino-Alto Adige (2,8%) e in Emilia-Romagna (3,2%). In confronto al 2007, il Piemonte e la Sardegna  peggiorano i propri risultati nella graduatoria regionale del tasso di disoccupazione salendo rispettivamente dalla tredicesima all’undicesima posizione e dalla quinta alla terza. I divari territoriali permangono molto ampi: in Sicilia l’indicatore è quasi cinque volte più elevato del Trentino-Alto Adige.<br />
Nella disaggregazione per genere, la Sicilia manifesta il tasso di disoccupazione più elevato sia per la componente maschile sia per quella femminile. Per altro verso, il Trentino-Alto Adige segnala il tasso di disoccupazione più basso per entrambe le componenti di genere.<br />
Rispetto al 2007, la crescita della disoccupazione riguarda tutte le regioni tranne Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta dove l’indicatore rimane pressoché stabile. Il tasso di disoccupazione in Sardegna e in Campania registra un aumento tendenziale particolarmente sostenuto. Riguardo alle componenti di genere, le regioni caratterizzate dagli incrementi più consistenti sono per gli uomini la Sardegna, la Basilicata e la Sicilia; per le donne, la Campania, la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia. In quest’ultima regione il tasso di disoccupazione femminile (6,4%) è comunque di 2,1 decimi di punto più basso della media nazionale.<br />
Tutte le grandi province del Mezzogiorno presentano nel 2008 tassi di inattività superiori al dato medio nazionale. Le tre grandi province con i più alti tassi di inattività sono anche nel 2008 Napoli, Catania e Palermo; quelle con i più bassi si confermano Bologna, Firenze e Milano. In confronto al 2007 solo Napoli registra un incremento del rapporto tra le non forze di lavoro (15-64 anni) e la corrispettiva popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Glossario </strong><br />
<em>Forze di lavoro: comprendono le persone occupate e quelle in cerca di occupazione.<br />
Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che alla domanda sulla condizione professionale rispondono:<br />
di possedere un’occupazione, anche se nella settimana di riferimento non hanno svolto attività lavorativa (occupati dichiarati);<br />
di essere in una condizione diversa da occupato, ma di aver effettuato ore di lavoro nella settimana di riferimento (altre persone con attività lavorativa).<br />
Persone in cerca di occupazione: comprendono le persone di 15 anni e più che dichiarano:<br />
una condizione professionale diversa da occupato;<br />
di non aver effettuato ore di lavoro nella settimana di riferimento dell&#8217;indagine;<br />
di essere alla ricerca di un lavoro;<br />
di aver effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro nei 30 giorni che precedono la rilevazione;<br />
di essere immediatamente disponibili ad accettare un lavoro, qualora venga loro offerto.<br />
Tasso di occupazione: rapporto tra gli occupati e la popolazione di 15 anni e più.<br />
Tasso di disoccupazione: rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze di lavoro.<br />
Tasso di inattività: rapporto tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento. La somma del tasso di inattività e del tasso di attività è pari al 100 per cento.</em></p>
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