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	<title>News Economia &#187; telecom</title>
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		<title>Riforma tlc in europa ancora ostacoli da superare</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 16:21:45 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;">Resta ancora qualche ostacolo da  superare sulla marcia verso il varo del pacchetto di riforma del  settore telecomunicazioni: la scorsa notte le tre istituzioni  europee (Consiglio, Commissione e Parlamento) hanno raggiunto un  accordo politico informale, ma diversi nodi devono ancora essere  sciolti.    Tra questi, le riserve di alcuni Paesi &#8211; tra cui, secondo  fonti di Bruxelles, Italia e Francia &#8211; nonchè le frizioni tra  Parlamento e Stati membri su privacy e obbligatorietà delle  nuove misure. Domani la questione sarà nuovamente sul tavolo  dei rappresentanti permanenti dei 27, alla ricerca di un&#8217;intesa  completa e definitiva.    Secondo la Commissione Ue, il compromesso raggiunto finora  «ha consentito di superare i maggiori ostacoli della riforma»,  come l&#8217;aumento dei poteri di Bruxelles (a cui i 27 si  opponevano) che con le nuove norme potrà prendere decisioni  vincolanti.    Altra questione centrale è la costituzione di un organismo  comunitario di controllo del settore delle tlc, il Berec, che  sostituirà l&#8217;attuale Erg, l&#8217;organismo dei regolatori europei.  La nuova Autorità, insieme alla Commissione Ue, potrà inviare  delle raccomandazioni agli Stati membri che però non sono  legalmente vincolanti.    La novità &#8211; spiegano fonti vicine al dossier &#8211; è che  passati due anni dalla raccomandazione, nel caso in cui questa  non sia stata rispettata, Bruxelles potrà prendere delle  decisioni, stavolta dal valore vincolante. In tal modo &#8211;  spiegano fonti della Commissione Ue &#8211; sarà praticamente  impossibile per un&#8217;Autorità nazionale varare dei provvedimenti  contrari alle regole e alle indicazioni dell&#8217;Ue.    Ma sul via libero definitivo (sia dei 27 che  dell&#8217;europarlamento) pesano ancora le riserve di diversi Paesi  tra cui l&#8217;Italia. Secondo alcune fonti, Roma sarebbe contraria  ad una decisione comune sull&#8217;assegnazione delle frequenze in  eccesso dopo il passaggio dall&#8217;analogico al digitale. E vorrebbe  che tale decisone fosse demandata unicamente agli Stati membri,  non inserita nella riforma.    La Francia premerebbe invece per inserire nel testo la  possibilità di tagliare la connessione agli utenti che  scaricano contenuti coperti da copyright, un emendamento a cui  il Parlamento Ue si oppone con forza.    Per rispettare la tabella di marcia, e far entrare in vigore  la riforma dal primo gennaio 2010, la plenaria del Parlamento  deve approvare il testo definitivo entro maggio. Le tre  istituzioni Ue torneranno quindi a riunirsi, nei prossimi  giorni, per trovare un accordo sui nodi ancora aperti come  l&#8217;opting out: gli Stati membri vorrebbero la possibilità di  chiamarsi fuori dalle disposizioni comuni, mentre il Parlamento  preme per renderle vincolanti</p>
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