Compravendite immobiliari in Italia, male l’ultimo anno

Le compravendite immobiliari nel 2009 sono scese in Italia del 18,7% nel primo trimestre, del 12,3% nel secondo trimestre e del 11,3% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo riporta l’Eurispes con il suo rapporto 2010 appena pubblicato. L’anno era partito decisamente male ma ha recuperato leggermente nel finale, un’inversione di tendenza che probabilmente proseguirà nel 2010 anche se in maniera moderata.
L’Eurispes ha calcolato anche la durata media del mutuo degli italiani: è di 279 mesi (23 anni e tre mesi), con differenze marginali a livello di zona (da 22 anni e sei mesi circa delle Isole ai 23 anni e nove mesi del Centro. In tempi di crisi quello della sostenibilità del mutuo è un problema molto sentito secondo Bnl (18% le famiglie con il mutuo che quest’anno hanno faticato a pagare le rate), Caritas (il 25% delle famiglie che accenderanno un mutuo nel 2010 rischiano di scivolare sotto la soglia di povertà), Adusbef e Federconsumatori (3,2 milioni di famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo) e che si è tradotto in un incremento del numero di sofferenze e pignoramenti: nel terzo trimestre 2009, il flusso delle nuove sofferenze rettificate in rapporto alla consistenza dei prestiti alla fine del periodo precedente, ha raggiunto l’1,5% per le famiglie consumatrici (dallo 0,9% nel periodo corrispondente del 2008) e ha prodotto un rischio di ingresso in sofferenza maggiore per i contratti a tasso variabile, per i mutuatari più giovani, per quelli residenti nel Mezzogiorno e per gli immigrati. Il numero di nuove procedure di pignoramento immobiliare è cresciuto del 20% tra il primo semestre 2006 e il primo semestre 2007 (da 15.021 a 18.043) e del 16,7% tra il primo semestre 2007 e il primo semestre 2008 (da 18.043 a 21.059), con circa 130.000 procedimenti pendenti. Rapportando il canone di locazione annuo medio di otto città (zona centrale o periferica), al reddito lordo disponibile (20.000 o 30.000 euro), si ottiene un’indicazione di massima relativamente alla sostenibilità o meno di un affitto: una famiglia con un reddito annuo di 20.000 euro che volesse vivere in una zona urbana centrale di una delle otto città considerate, dovrebbe destinare al pagamento del solo canone di locazione (escluse quindi le spese accessorie), una percentuale del proprio reddito compresa tra il 24,8% e il 116,6%, mentre in zona periferica la stessa percentuale varierebbe dal 20,2% e il 67,5% (rispettivamente Palermo e Roma); l’incidenza del canone di locazione su un reddito di 30.000 euro l’anno risulterebbe, ovviamente, inferiore, ma tutt’altro che trascurabile. Varierebbe, infatti, tra il 16,6% e il 77,8% in una zona urbana centrale e tra il 13,4% e il 45% in periferia (rispettivamente Palermo e Roma).